San Raffaele Montecompatri Casa di Cura privata accreditata - Via di S. Silvestro, 67 00040 Montecompatri (RM) Tel: 06947811 info.mcompatri@sanraffaele.it

venerdì 17 marzo 2017

LABORATORIO TAGLIO E CUCITO: IL PANNOLENCI

 UNA STOFFA UTILIZZATA NEI NOSTRI LABORATORI DI TAGLIO E CUCITO E' IL PANNOLENCI ,SEMPRE MOLTO COLORATO E MULTIFUNZIONALE!





DIAMO SFOGO ALLA CREATIVITA' :










 PERSONAGGI PER LO SPETTACOLO DI NATALE


BILIARDINO

UN ATTIVITA' AMATA DAI NOSTRI DEGENTI E' GIOCARE CON IL BILIARDINO,GRAZIE AI NOSTRI ARTISTI E' STATO SMONTATO E RICREATO LO SFONDO DEL CAMPO DA GIOCO.






L' IDEA E' PARTITA DA UN NOSTRO OSPITE PER POI DIVENTARE UN ATTIVITA' CONDIVISA  IN GRUPPO.




IL BILIARDINO RAPPRESENTA UN GRANDE SFOGO E UN MOMENTO LUDICO IMPORTANTE, CHE PERMETTE LORO DI CONFRONTARSI CON UN PO' DI SANA COMPETIZIONE!!







MUSICA MOVIMENTO

L'intervento musicoterapico, nel caso di pazienti psichiatrici, si pone l'obiettivo di condurre la persona a uno sviluppo o a una ricostruzione del Sè. Inoltre la musicoterapia viene utilizzata per alleviare lo stato di solitudine, non relazione e di sofferenza... 
la musica è un eccellente mediatore terapeutico in quanto regola l'espressione emotiva.
                                                                                                             

GINNASTICA DOLCE





RISVEGLIO MUSCOLARE












RILASSAMENTO





















MUSICA MOVIMENTO


LABORATORIO DEL LEGNO

Tra i diversi laboratori protetti abbiamo iniziato quello del legno nei luoghi in cui apprendere nuove abilità o riscoprire interessi ed attitudini ormai dimenticati,  sviluppando le capacità espressive e le potenzialità tecniche. 

Le attività di laboratorio sono supervisionate da Tecnici della Riabilitazione Psichiatrica o Terapisti Occupazionali  che seguono gli ospiti e coordinano le attività,  utilizzando gli aspetti tecnici o fantastici per contribuire alla ri-costruzione della storia e dell’identità personale del soggetto nella sua dimensione relazionale. 
 

Gli ospiti imparano le tecniche del restaurano, 
dell'intaglio e della piccola falegnameria.


 Grazie al riciclo del pallet ecco le nostre meravigliose creazioni:





            FIORIERE



giovedì 4 febbraio 2016

IL KARAOKE PER IL CONTROLLO DELL' ANSIA

Tra le nostre attività settimanali troviamo il tanto richiesto KARAOKE, si svolge all' interno della sala cinema con gli strumenti necessari come microfoni,pc,casse e proiettore.Tramite questa attività gli ospiti ricordano i vissuti passati , esternano le proprie ansie,attraverso l' ascolto ed il canto.

 Un piccolo studio presentato al congresso dell'Associazione americana degli infermieri psichiatrici (Apna), realizzato dal gruppo coordinato da Kelly Southard, del Behavioral Health Hospital (Greensboro, Usa), dimostra che il karaoke aiuta i pazienti psichiatrici in ospedale a controllare gli stati d'ansia e a seguire meglio le cure.
 La ricerca è stata premiata come la migliore tra quelle proposte dall'associazione, riporta l'edizione online del giornale francese Le Figaro.
L'indagine ha coinvolto 61 pazienti, con un'età media di 36 anni. Nella metà dei casi si trattava di depressi (31), mentre 17 erano bipolari e 13 alcolisti. Dopo aver praticato il karaoke i pazienti sono stati valutati rispetto al livello di ansia e alla qualità del sonno. Gli autori della ricerca hanno anche studiato la partecipazione alle sedute di gruppo e la quantità utilizzata di farmaci a richiesta, cioè quelli che i pazienti prendono quando ne sentono il bisogno. 




La pratica non ha migliorato il sonno ma il livello di ansia si è ridotto sensibilmente, mentre la partecipazione ai gruppi è aumentata del 24% e si è ridotta di un terzo la richiesta di medicinali. Tutto questo, dicono gli autori, indica che il karaoke influisce positivamente sullo stato dei pazienti e "può contribuire a ridurre i tempi di ricovero".




Lezione di salsa

OGGI GRAZIE AD UN DEGENTE DELLA STRUTTURA SI E' SVOLTA LA PRIMA DI UNA LUNGA SERIE DI LEZIONI, INCENTRATE SUI PRIMI PASSI DI SALSA.
L'INIZIATIVA E' STATA APPREZZATA DAGLI ALTRI OSPITI DELLA STRUTTURA CHE HANNO CONDIVISO QUESTO MOMENTO LUDICO-RICREATIVO DI GRUPPO. 

Movimento inteso come strumento di conoscenza, di espressione e di relazione con il mondo e con sé stessi e dunque di integrazione e strutturazione di sé. Accanto al movimento, riteniamo che l’utilizzo della musica, intesa come strumento che unisce in sé suono, linguaggio e movimento, in quanto non attiva soltanto il canale uditivo, ma coinvolge il corpo nel suo insieme in una esperienza globale.

venerdì 10 ottobre 2014

Scritture migranti... Henry Miller: ''Il sorriso ai piedi della scala''

Augusto. Un uomo un po' speciale, un clown nel racconto di Miller che abbiamo letto ieri insieme, ma anche l'immagine dell'artista e del suo faticoso percorso.
Un fiume in piena di tante e tante immagini che sono risalite alla mente: i quadri di Chagall e Mirò, di Seurat, fino ad arrivare alle pellicole di Fellini. Molti dettagli di questa seducente lettura si sono stampati nella nostra mente: la differenza tra riso e sorriso, tra essere e apparire, la scala che fora il tappeto di nuvole nel cielo fino ad arrivare alle stelle più lontane, un volto mascherato, la storia del doppio, le lacrime di un uomo che si chiede com'è che riesca a far ridere la gente, ma sia del tutto incapace di renderla felice davvero.



Oggi i nostri pensieri sono diventati colori sul foglio e tante parole sulla nostra personale esperienza in merito a certe immagini hanno riempito la stanza del laboratorio, insieme alla musica...






venerdì 3 ottobre 2014

Letture di gruppo... ''Il piccolo principe''


Ci siamo affidati alla indiscussa bellezza di un classico intramontabile, uno dei romanzi di genere fantastico più amati dal pubblico di ogni età, ''Il piccolo principe'', un romanzo che ha fatto il giro del mondo con il proprio messaggio ed ha lasciato un grande insegnamento ad ogni persona che lo abbia letto, evidenziando alcuni degli aspetti più importanti dell'esistenza: la purezza, l’armonia e l’amore per l’universo oltre che per tutti gli esseri viventi che lo popolano.
Il disegno di gruppo e la personale rielaborazione delle impressioni che ha lasciato in ognuno di noi questa storia, ve li regaliamo di cuore... 







lunedì 22 settembre 2014

Parole a colori



Fanno parte di quel vasto insieme che viene definito oggetti intermedi le immagini e i testi letterari che nei nostri laboratori riabilitativi di gruppo utilizziamo per aiutare i degenti a scambiare e condividere i propri affetti e vissuti. Sono strumenti di lavoro ogni volta diversi che non solo attivano la creatività, ma servono anche per prendere coscienza delle somiglianze che ognuno di noi ha con le persone che si trovano al nostro fianco. Le immagini e i testi assumono dunque anche una funzione di legame nella misura in cui stimolano l’immaginario individuale e di gruppo, facendoci comprendere pienamente quanto ogni dimensione soggettiva non possa mai essere opposta ad una dimensione sociale e collettiva.
Nello svolgimento dell’attività di gruppo si cerca di guidare l’osservazione delle immagini e la stesura di brevi scritti affinché i degenti possano riuscire a riflettere e rielaborare in maniera condivisa le proprie esperienze. La scrittura nel far questo è un mezzo che facilita la comunicazione e il superamento del senso di isolamento che il dolore e l'angoscia riescono spesso a produrre. Dall’altra parte le immagini, chiedendo di essere osservate e di sensibilizzarsi a quelle che comunicano più di altre, fanno da supporto a tutti quelli che abbiano difficoltà ad esprimersi e a parlare in gruppo del proprio intimo.

Osservazione delle immagini e scrittura sono sempre seguite dalla condivisione: ognuno presenta il proprio pensiero e viene ascoltato dagli altri, che a loro volta possono dire ciò che dal loro punto di vista emerge di simile o differente. E’ nella contaminazione e nel contatto che si crea un’identità di gruppo diversa, in cui potersi sentire compresi e vicini gli uni agli altri...


mercoledì 17 settembre 2014

Foglie di vite e grappoli d'uva



La Vite in molte culture è la rappresentazione della Vita verso un percorso di tipo evolutivo e di miglioramento. Le origini di questa pianta risalgono a tempi antichissimi e la sua simbologia arcaica e circondata di sacralità ci regala ancora oggi importanti spunti di riflessione: l’idea di nascita, di crescita, di trasformazione e tanto altro ancora.
Prendendo spunto da tutti questi aspetti abbiamo realizzato con cartone e matite colorate la nostra Vite da appendere alla parete del nostro laboratorio: le foglie che ogni degente ha disegnato rappresentano i loro successi passati, le loro conquiste, i loro obiettivi raggiunti. I grappoli d’uva invece sono tutto ciò che ognuno si immagina e si aspetta di poter raggiungere una volta arrivato a conclusione il proprio percorso riabilitativo...






domenica 7 settembre 2014

Letture migranti



Il laboratorio di lettura dedicato alla scoperta di storie di paesi nel mondo diversi dal nostro sta pian piano diventando un appuntamento fisso e ci offre sempre nuovi spunti di riflessione.
Questa volta ci siamo confrontati con la delicata scrittura di un autore contemporaneo di origini argentine, Marcelo Figueras, e con il suo ultimo romanzo intitolato Kamchatka. E' il 1976 quando Harry e la sua famiglia sono costretti a lasciare Buenos Aires in seguito al colpo di Stato e alla persecuzione dei vari dissidenti politici.
Questa storia toccante e a tratti divertente e ironica ci ha ispirato tre principali fili tematici attraverso cui ognuno di noi si è ispirato per raccontare la proprie esperienza di vita...

Cosa vuol dire per te ''giocare''a essere qualcun altro per sopravvivere?
1976: diario di una tua giornata
Parlami di un luogo - non segnato in alcuna carta geografica – dove potersi rifugiare e resistere prima di affrontare il mondo.

Queste di seguito sono alcune delle immagini emerse durante l'educativa di oggi. Buona lettura...




Quando ero piccola giocavo con altri bambini e dato che ero molto insicura e taciturna erano gli altri a decidere a cosa giocare. Io mi sentivo molto infelice anche in casa perché mia madre non era buona con me, eravamo quattro sorelle e io mi sentivo la pecora nera della famiglia. Mia madre mi mandava a lavorare a l'età di tredici anni e poi i soldi che guadagnavo se li teneva per sé. Così all'età di sedici anni mi sono fidanzata e dopo tre mesi ho detto al mio ragazzo che volevo un bambino. E così è stato. Mi sono sposata che aspettavo un bambino, finalmente sono potuta andarmene dalla casa dei miei genitori. Ancora penso che ho fatto benissimo a 'giocare' la mia vita, a sposarmi a sedici anni perché da allora ad oggi sto bene con mio marito e i miei due figli.

A.C.

Un posto dove rifugiarmi e resistere prima di affrontare il mondo per me è questo ospedale, dove sto soggiornando, a meno che non mi stia sbagliando e che voglia soltanto darmi tempo e lasciarmi fagocitare dalla tristezza... Vedo però che anche una buona lettura, come quella di stamani, mi aiuta a proteggermi dalla tristezza in cui fuggo spesso, troppo spesso.

P.G.

Io gioco a essere un'altra persona quando devo scappare dalle persone che hanno intenzioni malvagie. Mi nascondo da loro come una lucertola mimetizzata per non farmi vedere e sopravvivere alla cattiveria di alcuni uomini.

A.M.

Era il 1976, avevo un anno e una sorella maggiore, Barbara, che ne aveva sei. Solo cinque anni più di me, ma a me sembrava come una piccola mamma. Io mi fidavo di mia sorella e lei si prendeva cura di me. Mi aiutava a stare in piedi per fare i primi passi e mi diceva sempre: ''Dai che quando impari a camminare vieni a giocare in giardino con me!''. Quando mia madre mi cambiava il pannolino lei voleva mettermi sempre il borotalco. Fu così che poi cominciai a camminare e Barbara mi lasciò la mano, ma fu sempre con me.

E.P.

Siate soprattutto capaci di riconoscere oggi l'ingiustizia commessa contro chiunque, in qualsiasi luogo e parte del mondo. E' questa la qualità più bella di ogni rivoluzionario. Queste sono approssimativamente le parole di Che Guevara. E' una frase che mi fa pensare tantissimo alla mia adolescenza, quando già ero un militante politico e conoscevo molto bene quello che stava accadendo nel mondo. Nel 1976 avevo cominciato a lottare nel sociale, ma soprattutto volevo qui in Italia cose accadute precedentemente, nel 1945, raccontate dai miei nonni e dalla mia famiglia. Le parole di Che Guevara mi accompagnano ancora oggi e mi portano a vivere onestamente. Odio e ho sempre odiato la dittatura, di qualunque origine fosse. Penso comunque, e so che qualunque 'divisa' può a un certo punto sbagliare, ma se succede deve pagarne le conseguenze. Nel mondo sono tante le nazioni e i continenti, ognuno a sé, con i propri sistemi politici e giudiziari... Ma alla fine credo che ci sia un senso comune, uguale per tutti e in ogni luogo, di giustizia. Mi ci fa pensare anche una antica poesia... che dice: Son così oggi le nostre bandiere, il popolo cucì gli stracci con sofferenza, l'azzurro un lembo del firmamento, con mano ardente conficcò la stella, il rosso goccia a goccia già nasceva.

M.D.V.

Il luogo dove rifugiarmi per me era il posto in cui lavoravo, la mia pasticceria. A un cero punto non è stato più possibile a causa di problemi di denaro e di salute. Vorrei tanto tornare a essere quello che ero e sentirmi di nuovo protetto.

P.V.

Un posto dove rifugiarmi e resistere è la mia famiglia, il luogo sicuro dove imparare e fare le cose insieme per tutta la vita. Certo, tutti impariamo molto anche dagli scambi di esperienze che avvengono all'esterno, attraverso le persone che vivono diversamente da noi, ma resta la famiglia per me il porto sicuro a cui poter sempre fare riferimento...

D.T.

Nel 1976 ero appena un giovanotto, avevo sedici anni, la mia giornata trascorreva tra scuola e officina e se mi restava un po' di tempo lo dedicavo alla musica. La mattina mi svegliavo presto e con mia zia, con cui vivevo, dopo aver mangiato qualcosa, ci avviavamo alla fermata del bus per poi recarci al ristorante di mia zia. Mi piaceva tanto il tragitto che facevamo, mi divertiva, anche se il più delle volte le persone che incontravamo erano sempre le stesse. Mi capitò poi di fare amicizia con una ragazza, una mia coetanea ma diversa da me: lei faceva il liceo, io ancora le medie. Questa cosa un po' mi faceva vergognare, però in compenso io lavoravo e questo mi faceva sentire riscattato! E soprattutto a lei piaceva, perché avrebbe preferito anche lei lavorare anziché studiare. Ricordo con gioia anche le giornate passate in officina: più che un lavoro la cosa per me era un gioco. Il mio datore era di una simpatia unica, sempre con la battuta pronta. Vorrei tanto rivivere quei momenti che ora come ora mi mancano davvero moltissimo.


P.S.