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martedì 21 maggio 2013

Attività

Dal laboratorio artistico del reparto: un ospite molto capace si destreggia con pennarelli acquerellati

venerdì 17 maggio 2013

Pace, pace, pace

Niente,
nelle mani ho che niente,
ho solo un disturbo della mente
che sembra non finire mai,
e la speranza che un giorno finirà.
Magari quel giorno fosse domani,
magari quel giorno fosse domani.
Magari quel giorno rivedessi il sole
come fosse la prima volta.
Mente. Chi ha parlato troppo di me, mente!
Ma che ne vuole sapere di me la gente.
Non se è perchè mi avvicino io agli altri
con curiosità, e allora il discorso cambia,
ma che ne voglio sapere io degli altri,
ma che ne voglio sapere io degli altri,
ma che ne voglio sapere del mondo e della sua fine,
e troppo bello, anche con le guerre resisterà.
Pace, pace, pace
grido da dentro di me
pace, pace, pace
per ogni creatura
pure per il sole che ogni giorno brucia
e che ogni giorno si spegne,
pace anche alla luna
pace, pace, pace per l'intero universo.

 F.M.

giovedì 16 maggio 2013

Appunti di Servizio Sociale: ma quando si esce cosa succede?

Appunti di Servizio Sociale aggiunge un altro "tassello" al grande mosaico della psichiatria quotidiana, cioè della gestione e dimensione quotidiana delle persone affette da disturbi psichiatrici.

Ma quando si esce cosa succede?...il vuoto?
Questa è la prima domanda di ordine sociale che viene rivolta alle persone che fanno richiesta, per se o per altri, di posto letto nella nostra struttura. Accanto alla condizione meramente clinica è fondamentale sapere cosa farà il paziente alla dimissione e quali sono i soggetti istituzionali e non (Centri di salute mentale, Servizio sociale sanitario o municipale, Servizio per la disabilità, famiglie, ecc.) che se ne prenderanno cura. Il rischio è proprio la solitudine e la mancanza di una rete di sostegno che faciliti il reinserimento del paziente, in una condizione di ulteriore fragilità, nel luogo di vita quotidiana. Per sviluppare adeguatamente il tema in questione non basta questo spazio. Sarebbe più adeguato un intero blog! Tenterò comunque di dare un’idea del ventaglio di scenari che potrebbe trovarsi dinanzi un paziente alle sue dimissioni dalla nostra Casa di Cura o da strutture simili alla nostra.
Il paziente arriva da noi perché inviato dal Centro di Salute Mentale (CSM) o dal reparto psichiatrico ospedaliero (SPDC). Se inviato dal CSM, può provenire direttamente

- da casa ( vive solo o in famiglia);

- da strutture residenziali (in riferimento all’età ed alle condizioni clinio-fisiche, case famiglia, gruppi appartamenti, comunità terapeutiche, co.di.co., centri di riabilitazione, case di riposo, residenze sanitarie assistite);

- dalla strada o centri di prima accoglienza.

La provenienza dall’SPDC è motivata da una condizione clinica acuta non più gestibile nei luoghi appena citati, per cui necessita il ricovero in tale reparto.
I luoghi da cui provengono sarebbero, ed uso scrupolosamente il condizionale, gli stessi che dovrebbero riaccoglierli alle dimissioni. Lo sviluppo delle situazioni e la realtà supera, però, di gran lunga ogni nostra fantasia.
Ognuno dei luoghi citati "offre" percentuali di garanzie differenti al raccoglimento del paziente.
La chiave di volta, però, da tenere ben presente è la volontà del paziente. Capita frequentemente che nonostante la disponibilità al raccoglimento in famiglia o nelle varie strutture, i nostri pazienti vi si oppongano fermamente. In tal caso la progettualità deve essere completamente "inventata" da capo.
   

mercoledì 15 maggio 2013

Appunti di Servizio Sociale: quando un paziente non può tornare a casa

Dal punto di vista del Servizio Sociale, l’inizio di un ricovero è la parte più semplice di una degenza, mentre la dimissione pare essere proprio la parte più articolata e difficoltosa. 
Gli ostacoli che emergono interessano l’ambito clinico propriamente detto e l’aspetto concreto, il luogo fisico dove ritornare. Le difficoltà vengono risolti progressivamente. Si inizia con la stabilizzazione della sintomatologia clinica. Raggiunto questo step si programma la dimissione e si comunica al degente. Questo è il momento in cui il paziente manifesta la paura di uscire, o meglio la paura di rientrare nella vita reale, “non protetta”come l’ambiente clinico. 
A volte, in questa fase, si può osservare una lieve riacutizzazione del quadro clinico.
La maggior parte dei ricoveri si conclude con la dimissione a casa e l’affidamento del paziente ai familiari. Dal punto di vista sociale, il rientro presso la propria abitazione, la propria famiglia è la dimissione ideale e quella più auspicabile.
Proprio in quest’ultima fase si possono presentare diversi fattori che ostacolano la dimissione.
Ad esempio, ci si imbatte in una delle dimissioni più difficili quando dopo alcuni giorni di degenza i familiari palesino la loro intenzione di non volere più a casa il loro parente. Una decisione di questo tipo è mossa in primo luogo dalla stanchezza e dall’esasperazione che i caregiver provano. È il sentimento della saturazione che provoca generalmente l’espulsione dal nucleo familiare.
Questo tipo di situazione si presenta poche volte. In genere accade quando il paziente, in primo luogo, ed il nucleo familiare non hanno alcun tipo di contatto con il Centro di Salute Mentale di riferimento. La presa in carico del caso clinico e la gestione di questo dà la possibilità alla famiglia di poter vivere periodi di distensione, ad esempio con ricoveri programmati, frequenza di Centri Diurni ed altre attività che portano il paziente ad uscire fisicamente dalla propria abitazione.

giovedì 9 maggio 2013

I disturbi della personalità

Col termine "personalità" ci si riferisce ad un insieme di caratteristiche psichiche e comportamentali che rappresentano il nucleo irriducibile di un individuo: le sue modalità costanti di pensare, agire e rapportarsi nei confronti dell'ambiente che lo circonda.
Sebbene il termine "personalità" abbia quasi del tutto sostituito quelli di "carattere" e "temperamento", questi ultimi sono ancora usati come sinonimi del primo. 
Esistono diverse teorie sulla personalità normale e patologica che qui non verranno menzionate; molte di queste teorie tuttavia concordano nel definire una personalità patologica quando l'individuo dèvia marcatamente il suo modo di pensare, agire e rapportarsi, rispetto alle aspettative della cultura alla quale appartiene.
Quando i tratti della personalità appaiono rigidi e non adattivi, quando compromettono seriamente le aree più significative dell'individuo (lavoro, affetti, vita sociale), allora è probabile che siamo in presenza di un Disturbo di Personalità.
Questi tratti patologici (modo di pensare, sentire, comportarsi) sono costanti nel tempo e sono già evidenti fin dalla prima età adulta. Inoltre devono essere ben distinti dai disturbi che compaiono in risposta ad eventi stressanti o stati mentali transitori (come ad esempio nei disturbi d'ansia e i disturbi dell'umore).

Il DSM-IV-TR, Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali distingue dieci disturbi di personalità, divisi in tre gruppi:

GRUPPO A
Disturbo Paranoide di Personalità

Caratterizzato da un atteggiamneto sospettoso verso gli altri. L'individuo tende ad interpretare come  malevoli  i comportamenti o le intenzioni degli altri
Disturbo Schizoide di Personalità
Caratterizzato da un forte distacco dalle relazioni sociali nonchè da una ristretta gamma di emozioni
Disturbo Schizotipico di Personalità
Comportamento eccentrico dell'individuo, il quale può manifestare distorsioni cognitive e percettive. forte disagio nelle relazioni  intime.

GRUPPO B
Disturbo  Antosociale di Personalità

Caratterizzato da una forte insofferenza e violazione delle norme e delle regole sociali.
Disturbo Borderline di Personalità
Caratterizzato da instabilità nel rapporto con gli altri e con se stessi, affettività labile, comportamenti impulsivi.
Disturbo Istrionico di Personalità
Caratterizzato da una forte carica emotiva e richiesta continua di attenzioni sulla propria persona.
Disturbo Narcisistico di Personalità
Quadro caratterizzato da sentimenti di grandiosità, bisogno di ammirazione e mancanza di empatia.

GRUPPO C
Disturbo Evitante di Personalità

Caratterizzato da sentimenti di inadeguatezza, inibizione ed eccessiva sensibilità ai giudizi degli altri.
Disturbo Dipendente di Personalità
Bisogno eccessivo di essere accuditi, comportamento sottomesso.
Disturbo Ossessivo Compulsivo di Personalità 
Caratterizzato da eccessivo perfezionismo, controllo e ordine.




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mercoledì 8 maggio 2013

lunedì 6 maggio 2013

Genio e follia: Vincent Van Gogh


"Cosa sono io agli occhi della gran parte della gente? Una nullità, un uomo eccentrico o sgradevole -qualcuno che non ha una posizione sociale né potrà mai averne una; in breve, l'infimo fra gli infimi. Ebbene, anche se ciò fosse vero, vorrei un giorno che le mie opere mostrassero cosa c'è nel cuore di questo eccentrico, di questo nessuno" 
(Vincent Van Gogh, lettera al fratello Theo, 1882).

 E' risaputo che il grande pittore olandese soffrisse di disturbi mentali gravi. Ancora oggi gli psichiatri sono in dubbio per quanto riguarda l'eziologia della sua malattia: schizofrenia, psicosi, disturbo bipolare, epilessia, avvelenamento da ingestione di vernici... 
 
Notte stellata sul Rodano, 1888

Non vi è comunque dubbio sul fatto che la pittura abbia rappresentato per l'artista olandese un modo di arginare la propria disintegrazione psichica. Il dramma di una vita vissuta alla ricerca di una propria identità, trova la sua massima espressione nella pittura: le sue opere sono cariche di forza emotiva brutale, rabbiosa e rispecchiano la sua mente e la sua anima estremamente sensibili. Egli si immerge nei colori e fa di essi un'esplosione di energia emotiva ed artistica. Van Gogh è particolarmente catturato dai colori opposti: il blu e il giallo, il rosso e il verde, e dagli stimoli che queste opposizioni inducono nei sensi. Ecco come egli commenta al fratello Theo il suo dipinto "Il caffè di notte":
 "...ho voluto esprimere col rosso e verde le terribili passioni umane...sottolineare come il caffè è  un luogo in cui ci si possa rovinare, diventar pazzi e commettere un crimine."


Caffè di notte, 1888

Ricoverato più volte in clinica psichiatrica, le crisi dovute alla malattia si fanno sempre più  frequenti. Nei momenti di sofferenza egli è completamente preda della depressione e incapace di  lavorare. La malattia ha un doppio effetto: devasta e genera i suoi capolavori; tra una crisi   di follia e l'altra, egli riesce a vedere il mondo con straordinaria carica emotiva. I suoi  dipinti rappresentano la lotta che ha ingaggiato per eludere la digregazione dovuta alla  malattia: che il fratello Theo possa vendere o meno i suoi lavori, per lui è ormai indifferente. 
 Muore tra le braccia del fratello all'età di 37 anni dopo una ferita da arma da fuoco, probabilmete auto-inflitta.
 


Campo di grano con volo di corvi, 1890

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sabato 4 maggio 2013

La Riabilitazione Psicosociale

Nella nostra struttura viene rivolta una particolare attenzione alla riabilitazione psicosociale.
Il concetto di riabilitazione psicosociale si fonda sul presupposto che il paziente possa sviluppare e realizzare il miglioramento della propria qualità di vita attraverso un cammino che lo aiuti a sviluppare il massimo delle proprie potenzialità psicofisiche, affettive e relazionali, nonostante la sofferenza e la disabilità che sono indotte dalla malattia.




Secondo il National Institut of Mental Health (USA) L'obiettivo della riabilitazione psicosociale è quello di migliorare la qualità della vita dei pazienti; l’approccio si rivolge all'individuo come persona, piuttosto che come paziente, stimolando la responsabilità individuale, il controllo, il senso di autostima ed incoraggiando la partecipazione al processo riabilitativo. L’agire riabilitativo, difatti, pensa la persona come soggetto presente e partecipe della propria cura in un’ottica di attenzione alla vita e alla sua qualità prima ancora che alla malattia. E’ un atteggiamento mentale, che dovrebbe essere proprio di qualsiasi organizzazione assistenziale e terapeutica, e si traduce nel recupero di una soggettività in cui tramite il dialogo e l’incontro con l’altro la dimensione umana della sofferenza può essere colta ed accolta.



Parlare di RIABILITAZIONE PSICO-SOCIALE in qualsiasi contesto assistenziale e terapeutico significa appunto relazionarsi all’individuo come soggetto partecipe della propria sofferenza, in termini di recuperabilità di quelle risorse che sono le parti sane e integre del paziente.
Proprio puntando su quest’ottica riabilitativa, abbiamo cercato di dedicare ampio spazio alle tecniche e agli strumenti che favoriscono il dialogo e l’incontro tra la sofferenza dei pazienti e la possibilità di illuminare la propria parte sana e “viva” al posto di quella patologica.
Nella riabilitazione psicosociale è di fondamentale importanza la dimensione di gruppo affinchè si possa promuovere la condivisione in gruppo, la socializzazione, l’interazione con l’altro e l’espressione dei propri vissuti emotivi tramite la comunicazione verbale e la comunicazione non verbale.



Al reparto di Psichiatria del San Raffaele Monte Compatri vengono svolti diversi gruppi riabilitativi: I gruppi a componente essenzialmente verbale ed occupazionale, i gruppi espressivi ed i momenti di socializzazione.
Tali Tecniche riabilitative, sono accomunate da caratteristiche come la condivisione in gruppo, la socializzazione e l’interazione con l’altro, e l’espressione dei propri vissuti emotivi tramite la comunicazione verbale e non verbale; inoltre consentono di stimolare la motivazione del pz. ad attivarsi.
Infine anche l’aspetto più prettamente socializzativo ed emotivo è sicuramente importante poiché permette a ciascun paziente “di mettersi in gioco” con se stesso e con le proprie capacità e risorse in un’interazione a più livelli, sia con i membri del gruppo, che con gli operatori.